Jazztrain1's Blog

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Archive for the month “novembre, 2009”

The Fo’tet by Ralph Peterson

Ricordo bene quando comprai il primo CD del Fo’tet di Ralph Peterson Junior. Lo acquistai a scatola chiusa  convinto dalla bontà del gruppo perché suonavano musicisti validi come Don Byron al clarinetto e al clarinetto basso più le  special guest star che erano in quel caso David Murray al sax tenore e al clarinetto basso e Frank Lacy al flicorno e al trombone.

Di quel CD ricordo alcune belle composizioni di Byron, tra queste la più riuscita è senza dubbio  Goin’ home, un brano dedicato al trombettista Lee Morgan; un altro brano da ascoltare piacevolmente è la bella rilettura fatta dal Fo’tet di un brano, composto dall’arrangiatore dell’orchestra di Duke EllingtonBilly Strayhorn ,  intitolato Johnny comes lately dedicato al sassofonista contralto Johnny Hodges che era solito venire in ritardo durante le prove dell’orchestra dell’inimitabile Duca.  Delizioso il dialogo tra il clarinetto di Byron  e la batteria di Peterson suonata con le spazzole. I critici non erano particolarmente entusiasti, ma non ne tenni conto perché mi piacque molto  il progetto di Peterson. Qualche tempo dopo comprai un altro CD del Fo’tet di Ralph Peterson, il più riuscito Ornettology, che ebbe recensioni migliori , ricordo la bella interpretazione al clarinetto basso di Don Byron di una composizione di Wayne Shorter intitolata Iris,  apparsa per la prima volta nell’album di Miles Davis Esp e lo spettaccolare Status Flux  che vede protagonista il leader. Dopo la pubblicazione di Ornettology,  non trovai più nulla del Fo’tet di Ralph Peterson perché il batterista e compositore ebbe dei forti contrasti con i produttori della casa discografica e decise di rompere  il contratto con la Blue Note perché non voleva subire forti pressioni. Il cambio di casa discografica ebbe effetti negativi per la distribuzione dei CD e pertanto non ho potuto completare la discografia del Fo’tet.

Oggi voglio farvi vedere ed ascoltare uno spezzone tratto da un concerto dal vivo del Fot’et con uno strepitoso Ralph Peterson il cuo sound mi ricorda tanto quello di Tony Williams. Non a caso Peterson è il degno erede. Personalmente, dopo aver ascoltato i CD nonché questo breve spezzone tratto da youtube, mi piacerebbe moltissimo assistere a un concerto dal vivo del Fo’tet e del suo carismatico leader.

Il Richiamo della Foresta

Su http://soloscacchi.net troverete un mio articolo intitolato Il Richiamo della foresta.

L’amico Oscar Lognon

Alla vostra sinistra il MI Oscar Lognon contro il Maestro Jean – lou Praud

Bonjour Jazztrain,
Très belle initiative de ta part concernant l’interview, j’en propose une traduction en français sur mon blog : http://damlog.over-blog.com/article-interview-du-champion-d-italie-2009-40237488.html
Encore bravo, bon weekend à toi !

OSSERVAZIONE: Saluto questa notevole iniziativa (l’intervista al Campione d’Italia di dama internazionale Luca LoRusso, n.d.r.)che ci permette di conoscere meglio i nostri campioni e il gioco della dama internazionale. La nostra disciplina non è affatto ben conosciuta perché i giornalisti s’ interessino realmente affinché la dama internazionale possa avere la copertura mediatica che merita. Se non lo facciamo noi con i nostri blog, nessuno lo farà al nostro posto.
OSLOG

Intervista a Mario Adinolfi sul poker sportivo

Non c’è due senza tre. In passato ho intervistato il Presidente della F.S.I Giampiero Pagnoncelli quando avevo il vecchio blog sul canocchio, qualche giorno fa ho intervistato il Campione Italiano di dama internazionale il Maestro Luca Lorusso, stavolta faccio un intervista a un personaggio famoso della blogosfera che non ha bisogno di presentazioni perché è conosciuto dal grande pubblico.

Mi riferisco al simpatico Mario Adinolfi http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it

JT: Ciao Mario, ti ringrazio per aver accettato di parlare insieme a noi di poker sportivo. Iniziamo l’intervista con la classica domanda del neofita: cos’è il poker sportivo?

Mario Adinolfi: La risposta più banale potrebbe essere tratta dalla normativa vigente. Il poker sportivo è uno skill game, un gioco d’abilità in cui si sfidano da due a dieci persone attorno a tavolo distribuendo un mazzo composto da cinquantadue carte. Ma in realtà il poker sportivo è gioia, è un gioco dove sono testate le migliori qualità della persona: la concentrazione, la pazienza, il coraggio, la fantasia, la resistenza.

JT: Come ti spieghi l’improvvisa esplosione di questa disciplina sportiva nel nostro paese? Non potrebbe correre il rischio di diventare una moda passeggera?

Adinolfi: No, non credo sia una moda, la prova è nei numeri della raccolta delle poker room on line, che supererà i due miliardi di euro nel 2009 e arriverà oltre i tre miliardi nel 2010 anche grazie ai nuovi introiti che saranno garantiti dal cash game on line che verrà liberalizzato. Più in crisi il settore live, che con la chiusura dei circoli che ha seriamente danneggiato il movimento secondo me. Per questo ho fondato con alcuni amici un’associazione, la Italian Poker Players, che utilizza lo slogan della Poker Players Alliance americana: il poker non è un crimine.

JT: Chi sono i migliori giocatori italiani e internazionali?

Adinolfi: Il più bravo è Luca Pagano, anche se gli manca ancora il risultato che lo metta tra i grandissimi italiani di sempre. La sua continuità è impressionante. Massimo rispetto anche per Max Pescatori, che ha pur sempre vinto due braccialetti Wsop e faccio grande tifo per i miei compagni della squadra di Full Tilt, Daniele Mazzia e Alessio Isaia. Tra gli stranieri metto un altro italiano Claudio Rinaldi, che è svizzero di passaporto, anche lui del team Full Tilt. Ma il più forte di tutti è Phil Ivey, le sue capacità di lettura sono clamorose.

JT: In cosa si caratterizza il tuo stile di gioco?

Adinolfi: Ho uno stile molto aggressivo al tavolo, ma anche molto dialogante. Tendo a raccogliere informazioni parlando con gli avversari e non utilizzo né l’Ipod né gli occhiali da sole. Nei primi livelli tendo a giocare any cards any position, perché sono convinto che un tormeo si mette bene se fai chips all’inizio quando di solito gli avversari sono molto timorosi. Nove volte su dieci mi va male, ma quando prendo il largo è difficile fermarmi e grazie a questo stile sono stato il primo italiano ad arrivare a un tavolo finale del World Poker Tour nel maggio scorso a Venezia.

JT: Sia negli scacchi che nella dama (italiana e internazionale) vince sempre il più forte e il più bravo, giammai il più fortunato. Volevo chiederti che ruolo ha la fortuna in questo gioco e se incide nel risultato finale
 

Adinolfi:  La fortuna aiuta nel poker sportivo, è un fattore che non si può eliminare e nel singolo torneo può essere anche determinante. Nel lungo periodo, però, i valori escono fuori. Anche se nessun grande giocatore di poker può esserlo a lungo essendo (o sentendosi) sfortunato.

JT: La federazione di poker sportivo ha intenzione di confederarsi al CONI come le federazioni di scacchi, dama e bridge?

Adinolfi:Credo debba essere quello l’approdo, ma sul piano federale continuiamo a vivere in una condizione di grande confusione. Italian Poker Players, come associazione libera tra giocatori, cercherà di fare chiarezza anche su questo punto. E ci doteremo di un organo di stampa settimanale, PokerWeek, con cui staremo addosso agli interlocutori che non vogliono prestare ascolto ai bisogni reali dei giocatori.

JT: Quali saranno i tuoi prossimi impegni sportivi?

Adinolfi: Dopo l’Ept di Praga che inizierà il 1 dicembre e che sarà l’ultimo impegno internazionale, sarò in pista a Sanremo poco prima di Natale per il campionato italiano a inviti tra i migliori sessantaquattro giocatori del 2009. E’ un torneo a cui tengo molto, per via della copertura televisiva ma anche perché a Sanremo non ho la tradizione favorevole che ho a Venezia e vorrei sfatare questo tabù. Dopo Natale costruirò la mia agenda 2010, con pochi e selezionati impegni su cui mi concentrerò molto, insieme al lavoro per far crescere Italian Poker Players e PokerWeek, che si accompagna alla promozione del mio romanzo “La Ricerca della Costante” che è il primo romanzo ambientato nel mondo del texas hold’em italiano. Insomma, ho molto da fare. Un saluto, ci si vede ai tavoli.

JT: Grazie Mario per l’intervista e in bocca al lupo.

James Carter On The Set

Un album uscito nel lontano 1994 che ha lanciato nel firmamento mondiale il sassofonista tenore e polistrumentista James Carter . Sassofonista di scuola rollinsiana ma aperto allo stile di Albert Ayler e David Murray, Carter è un musicista completo, virtuoso e versatile. Impareggiabile nel blues e nel bebop, Carter è uno strepitoso strumentista che è riuscito a sintetizzare la lunga e gloriosa tradizione dello strumento in modo autonomo e originale costruendo un linguaggio fresco e innovativo. Per questo motivo, tra i musicisti della nuova generazione non dà l’impressione di essere un clone del passato ed un epigono dei giganti del passato.

Ascoltare per credere

James Carter: sax tenore e baritono; Craig Taburn: pianoforte; Jaribu Shahid: contrabbasso; Tani Tabbal: batteria; Columbia 1994

 

N.B. Consiglierei ad alcuni maniaci melomani di continuare a fare le loro recensioni sui concerti dei pianisti Martha Algerich e Ivo Pogorelich  nei loro inutili bloggucci, piuttosto che fare le bucce su James Carter o sui dischi che io ascolto per vedere dove prendo le mie recensioni. Anzi, sono contento che tramite youtube possa far ascoltare musicisti poco  conosciuti al grande pubblico come lo stesso James Carter da me particolarmente apprezzato.  Probabilmente, certi melomani, che presumono di conoscere tutto schiumano dalla rabbia per il disprezzo che provano per una musica che non amano in alcun modo perché non la comprendono (reazione tipica dell’ignorante) e come nella favola della volpe e dell’uva disprezzano e cercano di insozzare in tutti i modi. Sarebbe meglio ascoltare un po’ di buona musica che non fa mai male.

Però, mi chiedo cosa direbbe un melomane di mia conoscenza se sapesse che la sua amata Martha Argerich adorava tutta la musica di Miles Davis e si esaltava nel sentire gli splendidi assoli di Darryl Jones al basso elettrico. Probabilmente gli verrebbe un travaso di bile.

Intervista esclusiva al Campione italiano di dama internazionale Luca Lorusso

Luca Lorusso campione italiano 2009

Per gli amanti della regina dei giochi la dama internazionale o dama 100 caselle, presentiamo l’intervista testè fatta al Campione Assoluto il Maestro Luca Lorusso.

Jazztrain: Ciao Luca, ti faccio ancora i miei complimenti per la tua splendida vittoria nell’ultimo Campionato Assoluto di dama internazionale. Iniziamo questa intervista chiedendoti quando hai iniziato a giocare a dama all’italiana e chi sono stati i tuoi maestri.

Luca Lorusso: Ciao Jazz,

ho iniziato a giocare a Dama Italiana da ragazzino. E’ una storia abbastanza curiosa e ricca di coincidenze: avevo cinque anni e spesso mio padre mi faceva giocare con lui perché aveva imparato qualche nozione dal maestro Otello Affatati con il quale praticava il gioco per tenersi sveglio durante il turno di notte. Mio padre tornava a casa e mi faceva giocare per farmi stare buono visto che ero un bambino molto pestifero. Aveva trovato il modo giusto di farmi stare tranquillo ma non mi lasciava mai vincere, io mi adiravo ma questo mi ha sempre stimolato a migliorare visto che non amavo perdere! Poi durante il periodo delle scuole elementari il mio maestro di matematica usava organizzare un torneo interno che io vedevo sempre come l’obiettivo da raggiungere. Sembrava impossibile, fino a quando a casa mia venne un collega di mio padre. Si chiama Vincenzo, aveva studiato un po’ il libro di Lavizzari e, dopo avergli chiesto di giocare, mi diede qualche dritta. Nel giro di pochi mesi vinsi i miei primi tornei interscolastici e, l’anno successivo, il torneo della scuola elementare che tanto sognavo!  In quel periodo alcuni maestri del Circolo Damistico Triestino svolgevano attività damistiche cercando qualche giovane all’interno delle scuole. Fu così che conobbi il pluricampione italiano Francesco Laporta che praticamente mi ha inserito nel circuito agonistico dopo alcune belle esperienze ai giochi giovanili.

JT: Quando iniziasti a giocare a dama internazionale?

Lorusso: Fu nel 1996 che ebbi il mio primo contatto con le 100 caselle. Inizialmente non ero molto contento di questa “conversione” ma dopo poco tempo capii subito che questo era il gioco che mi avrebbe appassionato! Nel giro di qualche anno poi mi iscrissi al circolo dove il presidente era Sergio Specogna che mi ha preparato per quasi tre anni, fino a quando non sono diventato maestro. E’ stato lui indubbiamente che mi ha dato le basi e la mentalità vincente. Sotto la sua guida vinsi i miei primi titoli italiani: due Juniores, uno in 2^ Serie e l’altro in 1^ Serie. Specogna mi ha dato sempre molti stimoli e aveva perfettamente capito i miei pregi e difetti. Ricordo che i primi tempi mi mise sotto tantissimo però fu un periodo nel quale feci progressi rapidissimi anche perché penso che lui sia il migliore insegnante di Dama Internazionale che abbiamo avuto in Italia.   

JT: Hai avuto altri maestri di dama internazionale oltre a Specogna?

Lorusso: Nel periodo successivo al mio passaggio a maestro frequentai assiduamente Elio Bruch per aiutarlo con la sua rubrica di Dama Internazionale su Damasport. Fu una esperienza molto costruttiva e, anche grazie ai lavori di traduzione di Elio, ebbi a disposizione un vasto bagaglio tecnico in lingua italiana! Elio mi diede anche molti consigli utili ed intuì che con il mio gioco potevo mettere in difficoltà alcuni tra i più forti giocatori italiani, in particolare si riferiva a Daniele Berté… una sorta di profezia! Dopo una pausa di quasi due anni sono ritornato a giocare e, per uno strano scherzo del destino, il mio sparring partner nell’anno del titolo italiano è stato Otello Affatati, proprio colui grazie al quale, indirettamente, mi sono appassionato al gioco!

JT: Chi è stato il tuo damista preferito a livello internazionale e chi tra i grandi giocatori del passato ti ha ispirato?

Lorusso: E’ difficile rispondere ad una domanda del genere anche se ho sempre avuto un debole per gli olandesi Harm Wiersma e Ton Sijbrands. Sono stati gli unici a reggere lo strapotere sovietico a livello mondiale. A me piacciono molto le sfide impossibili e loro due mi hanno sempre ispirato per lo spirito combattivo che hanno dimostrato nel tenere testa ai giocatori dell’est.

JT: Cosa suggeriresti a chi per curiosità volesse scoprire il fantastico mondo delle 100 caselle? La dama internazionale non è conosciuta bene nel nostro paese e cosa si dovrebbe fare per divulgare meglio questo interessantissimo gioco?

Lorusso: Ai curiosi suggerirei sempre di guardare le combinazioni spettacolari che possono verificarsi nella Dama Internazionale. Alcune di esse, secondo me, possono essere considerate tranquillamente una forma d’arte! Per quanto riguarda la divulgazione innanzitutto sarebbe meglio farla conoscere anche a quei damisti che praticano solo la Dama Italiana. E’ meglio prima partire dall’interno del mondo damistico per poi rivolgersi ad un pubblico “estraneo”. Poi credo che bisognerebbe fare come nei paesi dell’est dove a livello scolastico la dama come gli scacchi viene regolarmente inserita tra le materie di studio extradisciplinare. Se provi ad andare in una scuola russa lì tutti giocano i tornei di dama e scacchi, anche alle scuole superiori!

JT: Ad un principiante suggeriresti un libro di aperture oppure, prima i tiri classici, i finali teorici e poi le aperture?

Lorusso: La Dama Internazionale è un gioco dove tattica e strategia si compenetrano equamente. Tuttavia con una combinazione si può perdere quasi subito quindi la prima regola per chi si avvicina al gioco è quella di non subire tiri! Successivamente si può migliorare l’aspetto strategico del centropartita e, raggiunto un buon livello di gioco, studiare bene le aperture. Da non trascurare i finali, soprattutto quelli teorici di quattro contro due; alcuni di essi vanno conosciuti per poter vincere partite complicate ma anche per ottenere dei brillanti pareggi in caso di inferiorità. Anche nei finali però è molto importante capire che strategia e tattica vanno sempre a braccetto.  

JT: Credi che internet stia aiutando i damisti a farsi conoscere e a sfatare i terribili pregiudizi sul gioco della dama (è un gioco per bambini, è facile etc..)

Lorusso: Sicuramente è necessario far capire che la dama, nella sua apparente semplicità, è un gioco tanto complesso come quello degli scacchi. Internet sicuramente sta dando molto risalto al gioco anche con la trasmissione in diretta degli incontri, accomunandoci ai cugini scacchisti. Tuttavia a livello di immagine sarebbe utile organizzare delle manifestazioni dove siano presenti sia la dama che gli scacchi.

JT: Dopo il successo nel Campionato italiano quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Lorusso: Il mio obiettivo è quello di ottenere il titolo di Grande Maestro Nazionale ed ottenere un titolo di categoria internazionale come ad esempio quello di Maestro Federale.

JT: Ti ringrazio per la tua disponibilità e speriamo che tu possa raggiungere alti traguardi sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Lorusso: Grazie a te, è stato un piacere.

 

Lonnie’s lament

Un blues in minore, un brano di estrema intensità interpretato dal glorioso quartetto di Trane, grazie a un McCoy Tyner semplicemente superbo al pianoforte  e a un Jimmy Garrison potente ma efficace al contrabbasso.

John Coltrane: sax tenore; McCoy Tyner: pianoforte; Jimmy Garrison: contrabbasso; Elvin Jones: batteria.

Crescent: Impulse, 1964

The New wave on Jazz is on Impulse!

Gazzelloni

Uno splendido brano di Eric Dolphy dedicato al flauto d’oro Severino Gazzelloni

Eric Dolphy: flauto; Freddie Hubbard: tormba; Bobby Hutcherson: vibrafono; Richard Davis contrabbasso; Tony Williams: batteria.

Out to lunch Blue Note 1964.

E’ nato un nuovo blog

http://soloscacchi.net  che prenderà il posto di http://lanternascacchi.wordpress.com

Questo blog, diretto dal MF cserica, si caratterizza per una grafica simile a quella dei magazine (modello Giornalettismo,http://www.giornalettismo.com/  tanto per intenderci; o il vecchio ma ormai compianto LiberalMagazine) e si basa su articoli dedicati ai tornei che si sono disputati recentemente come il Memorial Tal. Ci sono articoli, come quello di Rasko dedicati al fortissimo giocatore russo di nazionalità spagnola come Alexei Shirov, le cronache del torneo di Recco fatte da Martin Eden, l’articolo di Mazmau sull’ultimo turno del torneo di autunno a Sarzana.  Ci sono le rubriche, c’è lo spazio dedicato all’analisi e alla teoria, ma anche ai racconti (simpaticissimo L’enigma del dottor Del Nogal di Martin Eden) .  Il sottoscritto partecipa con convinzione a questo progetto perché l’amico Anassimene è riuscito a trascinarmi in questa avventura grazie al suo sincero entusiasmo, al suo amore per il nobil giuoco. Questa sfida la considero stimolante e rigenerante. Per quanto riguarda il mio blogghettino, come lo definirebbe il fido Totonno, poiché lo spazio dedicato al nobil giuoco sarà assorbito dalla collaborazione con Soloscacchi (a tal proposito, consiglierei vivamente alla Redazione di Soloscacchi di contattare il fido e di inserirlo De jure nella Redazione, perché….), qui darò più spazio possibile alla dama internazionale. Ormai per me divulgare in tutti i modi possibili la dama internazionale è diventata una vera e propria missione!

JT

At The Court of Crimson King

L’inizio del rock progressive, si ebbe nel lontano 1968 quando uscì il primo LP dei King Crimson intitolato At the court of Crimson King , un disco che farà epoca sia per la sua famosissima copertina (il disco con il “faccione”), sia per due brani che sono diventati cult.

Il primo, che presenteremo oggi è il famoso 21st century schizoid man, mentre l’ altro brano lo presenteremo a giorni.

Intanto godiamoci questo brano con l’acido solo di Robert Fripp alla chitarra elettrica.

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