IL PROVOCATORE DI PROFESSIONE

C’è chi ama assumere atteggiamenti non ortodossi nei confronti dei propri interlocutori; il metodo adottato da alcuni è la provocazione come strumento per prevaricare nelle discussioni.

Chi fa della provocazione un mezzo è libero di agire così;  però, se lo fa, deve pagare un prezzo elevato: deve assumersi sino in fondo le proprie responsabilità.

Non ha senso, pertanto, giustificare un comportamento ostentatamente provocatorio trasformandosi in vittima della umana reazione di chi è costantemente provocato.

Chi agisce così non è altri che un ipocrita, e gli ipocriti non hanno mai il coraggio delle proprie azioni.

 

 

 

 

L’ULTIMO MESSAGGIO DI GIULIETTO CHIESA

Il rispetto nei confronti dei defunti dovrebbe essere un atto dovuto; se il defunto è una personalità controversa bisognerebbe, nel migliore dei casi, dare l’onore delle armi, o almeno scrivere, se proprio si sente il bisogno di scrivere qualcosa, un semplice RIP.

Non è bello parlare male dei defunti.

Ballare sul cadavere del defunto, invece, è azione di sciacallaggio e purtroppo, come diceva giustamente qualcuno,  i social network hanno dato spazio agli imbecilli, agli haters, ai miseri di spirito e a chi fa sciacallaggio.

Noi omaggiamo il giornalista Giulietto Chiesa facendo sentire le sue ultime parole.

Non avrei mai immaginato

Che il cantante di Passerotto non andare via o Strada Facendo (subdolo inno pro migranti scritto nei lontani craxiani anni 80 del XX secolo) fosse un feroce bolscevico, un mangiatore di bambini, un sovversivo, ed un pericoloso “buonista boldriniano!”.

Certo, se un cantante come lui, che ha scritto una canzone cristologica intitolata per l’appunto “Gesù, caro fratello”, venga considerato alla stregua di un sessantottino arrabbiato, vuol dire che non c’è più mondo, e che meritiamo che la nostra democrazia venga brutalizzata da quei bestioni della Lega.

Meglio ascoltare Lee Morgan e Search for the New Land, sicuramente più credibile di passerottino e company e dei salviniani detrattori.