IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

Per un attimo sembrava che il nostro avesse capito la lezione.

Nulla, è di coccio.

in occasione di un post un suo compare di merende, oltre a storpiare il mio nickname, in un commento fa delle affermazioni veramente pesanti sulla mia igiene personale

uno squallido tentativo di fare allusioni sulla mia persona.

Il nostro non si fa pregare ed insieme ad un lacchè fanno squallide battutine sulla pulizia del mio collo.

Essendo stato chiamato in causa a “mentula”, ho ricordato al titolare, che avevo apprezzato la qualità dei suoi articoli, che non ho pregiudizi su chi scrive.

Gli ho ricordato cosa diceva il compianto Giulietto sulla vicenda Ucraina e Russia e che dovrebbero chiedere scusa a lui, dopo averlo dileggiato per anni.

In un altro commento dicevo che condividevo le sue critiche su Calenda, ma che non condividevo il suo giudizio sulla faccia ( per quanto sia antipatico, bisogna ammettere che Calenda mette la sua faccia).

Cosa fa il nostro eroe? Pur di non ammettere di avere sbagliato cancella il post.

Che tristezza.

A NESSUNO

Piace essere definito diffamatore, ovvio.

A me, però, non interessa conoscere il parere di colui che non ama essere definito tale.

La verità è che il personaggio utilizza l’anonimato per diffamare chi gli sta antipatico ed è questo che voglio fare notare, altro non m’interessa.

Il personaggio in questione non è altro che un leone da tastiera, un hater che non ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità.

SONO ALLIBITO!

 Il semplice concetto che il cittadino sia il datore di lavoro del public servant rimane oscuro ai più. Quante volte ho detto al sig. Train che io sono il suo datore di lavoro, e quante volte lui si è genuinamente ribellato all’idea. D’altra parte, in questo Paese, lo stesso concetto di “soldi del contribuente”, invalso nei paesi anglosassoni (taxpayers’ money) è duro a entrare nelle teste. Aggiungo che, nella recente scienza della gestione aziendale, il concetto di sovranità del cliente si applica anche alle imprese private.”

Ebbene, rispetto alle contumelie, alle gratuite offese e al fango che questo tizio mi ha riservato com estrema violenza da più di un decennio, si rimane stupiti dal modo nel quale si rivolge citandomi indirettamente: le sue parole che prima erano al vetriolo ora, rispetto a quelle, sembrano che abbiano il sapore del latte e del miele.

Una cosa vorrei dirla: il servizio pubblico lo svolgo per i discepoli, per i genitori dei discepoli, e per le istituzioni scolastiche, esattamente come ha scritto il Professore Alessandro Barbero, citato indirettamente dal nostro.

I miei veri datori di lavoro sono questi, non lui che non sa un bel niente e si permette di giudicare senza conoscere, cosa faccio, come lo faccio e che reazioni ho da parte del dirigente, dei genitori e degli studenti.

Anche questo commento mi ha stupito : “No. Neppure Mantellini merita di essere accostato a Alan Friedman. Con un certo sforzo, aggiungerò: neppure il sig.Train. (Però dell’ultima cosa non sono del tutto certo).

Addirittura, con un certo sforzo (sic!), forse sta cominciando a capire che fare il bullo con me a lungo andare non porta da nessuna parte; meglio tardi che mai.

E’ TRISTE

Vedere che sui social network come FB o Twitter sei ignorato del tutto.

Non è come andare sui blog dove puoi fare il troll da impunito perché trovi sempre qualche fiancheggiatore in cerca di padrone o qualche compare di merende che fa una pessima vita come la tua con il quale puoi convivere (sino ad un certo punto perché è impossibile ragionare con simili personaggi) .

Su FB o su Twitter non puoi fare bluff, lì ti sgamano subito e basta poco per smascherare il molestatore.

Il tempo è sempre galantuomo e prima o poi le mascalzonate si pagano.

VERO O FALSO?

E’ vero o falso?

C’è chi sostiene che la distinzione tra vero e falso sia data in maniera inappropriata perché se scrive Tizio allora è vero, se scrive Caio allora è falso.

Dimostrazione: si prenda l’articolo di Tizio e si dimostri che metà è falsa, metà è vera.

A costui non viene in mente che vero e falso non possano coesistere; ebbene, lasciamo perdere, sono oziose questioni.

il problema di fondo è un altro: come può un anonimo, noto diffamatore in internet che scrive falsità con lo scopo palese di gettare letame su terzi e che, pur di diffamare, non esita a manipolare commenti per falsificare quello che a lui non piace, si permetta di dire cosa è vero o cosa è falso?

In breve, un personaggio falso che vive in un mondo di miseria e di infimo squallore come può essere credibile?

Se avesse un minimo di pudore dovrebbe stare in silenzio invece di dare improbabili lezioni di morale.

Giochi di parole

Sono definiti leoni da tastiera coloro che amano deridere, insultare, insolentire senza essere identificati.

Per farla breve, i leoni da tastiera sono vigliacchi che si sentono coraggiosi perché pensano di essere furbi e perché si sentono impuniti.

Ebbene, i leoni da tastiera sono anche lenoni da tastiera?

C’era una volta

Un tale che mi accusava senza lo straccio di una prova, perché, secondo lui, ero solito copiare dei brani di musica jazz o di scacchi senza citare la fonte dalla quale, sempre secondo lui, avrei utilizzato il copia ed incolla.

Quando cominciava a diventare molesto, gli rispondevo con assoluta tranquillità in questo modo:” Dimostralo.”

Ovviamente, non potendo ammettere di avere sbagliato, continuava a rendersi ridicolo dicendo che è impossibile che uno come me, che notoriamente non sa scrivere, non sa leggere, è ignorantissimo, sia in grado di scrivere benissimo post dedicati al jazz e agli scacchi.

Irritato dalla mia risposta talmente ovvia da risultare banale, per reazione cominciava a lanciare pesanti insulti personali, facendo allusioni fantastiche sulla mia vita privata; comportamento tipico da leone da tastiera, comportamento però che rivelava la sua frustrazione per non volere ammettere di avere sbagliato alla grande.

Ironia della sorte, nel suo deserto blog nel quale ogni tanto appare qualche fedelissimo per cui se la canta e se la suona da solo, al massimo con qualcuno che non osa contraddirlo; ebbene, per darsi un contegno, che fa il nostro?

Copia ed incolla brani di giornalisti provenienti dalla galassia del pensiero cosiddetto neoconservatore, o qualche economista neoliberista, o qualche scrittore malvisto dagli storici di professione che parla di apparato statale ma che non cita l’importanza storica culturale che hanno avuto in funzione antinapoleonica i discorsi sulla Nazione Tedesca di Fichte e la politica economica dello Zollverein.

Per il resto, si guarda bene dall’esprimere una sua opinione personale, un copia e incolla appare sempre più figo.