Complimenti al Duca

Per l’eccellente post scritto su http://topgonzochainsawmassacre.wordpress.com/2011/10/08/spiritus-causticus-o-retorsio-iocosa/

Mi permetto di copiare ed incollare l’immortale passo tratto dalla Metafisica dei costumi del sommo (non sommo bene), Immanuel, nonché la superba introduzione dell’esimio!

Ci chiedemmo sovente, nel leggere taluni blog che qui non è il caso di mentovare, quale limite dover concedere alla possibilità di accettare o meno lo scherno  di altrui verso terzi nostri amici, cercando anche di vagliare le possibilità e i limiti di una possibile difesa. Il problema non è da poco, giacché sembra chiaro, a chi consideri la cosa con pacatezza, che allo scherzo si possa rispondere con la  retorsio iocosa, e che anzi ciò sia un diritto, nell’ambito di una tenzone giocosa  dove non sia toccato il rispetto per l’oggetto morale vero e proprio, mentre quando esso sia oltrepassato, e dallo scherzo si passi allo scherno,  sia d’uopo rimanere nei limiti di uno sdegnoso silenzio. Ci domandiamo dunque, quale sia il limite oltre il quale non si possa andare. E, senza minimamente alludere a chicchessia, o a qualche episodio specifico, pensiamo che da qualche parte esso debba in principio non varcarsi. Al fine di chiarire entro quali limiti chiediamo a noi stessi di rimanere, e oltre quali limiti chiediamo ad altrui di non portarsi, riteniamo  doveroso *meditare* sulle seguenti parole del sommo filosofo konigbergico.

Con i sensi del più deferente rispetto

Il Duca

“La mania di biasimare sconsideratamente e la tendenza di esporre gli altri alla derisione, lo scherno, insomma, che consiste nel farsi della colpa di un altro un oggetto immediato di divertimento, è malignità, e bisogna distinguerla dal semplice scherzo, che consiste invece nel ridere familiarmente tra amici (e in modo non offensivo) di certe particolarità, le quali hanno solo l’apparenza dell’errore, ma in fondo denotano superiorità d’animo, o che talvolta hanno il solo torto di essere al di fuori delle regole della moda. La tendenza a volgere in ridicolo errori reali, allo scopo di privare una persona del rispetto che si merita, la tendenza a ciò che si chiama spirito caustico (spiritus causticus) ha invece in sè qualche cosa della gioia diabolica, ed è per questo appunto una gravissima violazione del dovere del rispetto verso gli altri uomini. Bisogna anche distinguere da questo vizio quel modo scherzevole, quantunque venato di scherno,  che si usa per respingere con disprezzo gli attacchi offensivi di un avversario (retorsio iocosa), per cui lo schernitore (o in generale un avversario maligno, ma debole) è schernito a sua volta e che non è altro se non una legittima difesa del rispetto che si ha il diritto di esigere da lui. Ma se l’oggetto non si presta propriamente allo scherzo, se è un oggetto al quale la ragione attribuisce necessariamente un interesse morale, allora, qualunque motteggio l’avversario abbia avanzato da parte sua, e per quanto egli si presti nello stesso tempo sotto diversi aspetti al ridicolo, è più conveniente alla dignità dell’oggetto e al rispetto per l’umanità non rispondere all’attacco o opporvi una difesa condotta con dignità e severità.”

I. Kant, La metafisica dei costumi, Parte II, Cap. I, sez II, 44.