I notabili illuminati

Tema

Svolgimento

Sviluppo dell’istruzione pubblica

Lo sviluppo dell’istruzione pubblica fu opera illuminata dei notabili che governarono l’Italia dopo l’unità. La loro connotazione non era di destra o sinistra, ma laica e, anzi, anticlericale. Questa ultima caratteristica fu il motore principale, ma non si trattava di quella robetta che spinge oggi a menarla con l’eutanasia o la fecondazione eterologa. Si trattava di sottrarre il monopolio ai preti per costruire una nazione e, certamente, la sua classe dirigente. Operazione per definizione classista, su questo non ci piove: ma se noi guardiamo ai paesi realmente emergenti, tipo la Cina o la stessa India, ci accorgiamo che la costruzione di una scuola severa e selettiva è considerata l’ingrediente principale per il successo politico e economico. Da noi, oggi, la scuola serve a dare uno stipendio ai signori Train, e a ammollare pezzi di carta a tutti, in attesa che la selezione la faccia la raccomandazione, primo gradino della corruzione.

Analisi:

Lo sviluppo dell’istruzione pubblica fu opera illuminata dei notabili che governarono l’Italia dopo l’unità.

Leggendo questo periodo, si rimane colpiti da un affermazione talmente generica da apparire ovvia; chi sarebbero i notabili citati? Forse il Gabrio Casati, il Michele Amari, oppure il Michele Coppino che sarebbe stato il primo storico riformatore dell’istruzione italiana? Il nostro autore furbescamente non lo spiega.

La loro connotazione non era di destra o sinistra, ma laica e, anzi, anticlericale

Questa è una balla sesquipedale: Coppino aveva una visione democratica della scuola, secondo la quale tutti i cittadini dovevano avere pari opportunità, mentre Gentile aveva una visione elitaria della riforma scolastica; non a caso Coppino estese nel 1877  l’obbligo scolastico sino alla quinta elementare per combattere la piaga dell’analfabetismo.

Si trattava di sottrarre il monopolio ai preti per costruire una nazione e, certamente, la sua classe dirigente.

Un altro truismo: l’autore non sa che questa concezione risale ai tempi in cui imperava in Europa Napoleone Bonaparte; la scuola pubblica è una geniale invenzione dell’età napoleonica, frutto del dibattito politico nato durante il periodo della Rivoluzione. Il Regno d’Italia ebbe come modello amministrativo, legislativo e scolastico proprio l’esempio napoleonico. Credo che il nostro autore non ne sia a conoscenza e che ripeta meccanicamente concetti generici.

Operazione per definizione classista, su questo non ci piove: ma se noi guardiamo ai paesi realmente emergenti, tipo la Cina o la stessa India, ci accorgiamo che la costruzione di una scuola severa e selettiva è considerata l’ingrediente principale per il successo politico e economico

Siamo passati di palo in frasca, il nostro autore dal Regno d’Italia è improvvisamente passato ai paesi asiatici e orientali (Cina e India)  facendo affermazioni generiche sul loro sistema scolastico. Elogia la scuola severa (cosa intende per severa non è chiaro, forse si riferisce alle punizioni corporali?) forse intendeva dire rigorosa che è altra cosa dalla severità, ma non costruiamo sofismi su pseudo congetture;

Da noi, oggi, la scuola serve a dare uno stipendio ai signori Train, e a ammollare pezzi di carta a tutti, in attesa che la selezione la faccia la raccomandazione, primo gradino della corruzione.

Conclusione: la scuola non è severa e non seleziona, un’altra affermazione basata su una impressione da uomo della strada priva di qualsiasi rigore scientifico, la quale, come tale, non ha alcun valore per l’opinabilità dell’affermazione.

La crisi scolastica è crisi di sistema, non a caso il fulcro della riforma gentiliana  che sarebbe il Liceo Classico è in crisi: ogni anno diminuiscono gli iscritti, mentre crescono i Licei (Scientifico e Linguistico)  che Gentile non reputava all’altezza del Classico, l’unica scuola che avrebbe permesso, secondo il filosofo neoidealista, la vera formazione della classe dirigente.

Altro luogo comune: la scuola come stipendificio; eppure dovrebbe essere noto a tutti che gli insegnanti italiani sono i peggio pagati d’Europa tra tutti i dipendenti pubblici, chi scrive simili sciocchezze sullo stipendificio dei docenti meriterebbe di essere pubblicamente spernacchiato per la sua crassa ignoranza.

Tutti quelli che operano nel mondo della scuola dal personale ATA sino ai Dirigenti prendono lo stipendio, come è logico che sia, perché non è un mestiere facile lavorare con studenti che devono essere quotidianamente coinvolti nelle attività didattiche. Le logiche produttive e/o capitalistiche in ambito scolastico non funzionano mai. Gli insegnanti non producono, non sono operai che si occupano di manifatture, ma formano, educano e spesso lavorano in condizioni difficili con una classe dirigente che considera la scuola come spesa, e non come investimento del futuro di una nazione. Per quanto riguarda l’ultima affermazione, lesiva nei confronti di una categoria, consiglierei di prendersela con la maggioranza delle scuole private italiane. Maggioranza, non tutte per fortuna, ma quelle poche che funzionano sono pagate con soldi pubblici in violazione dell’articolo 33 della Costituzione il cui terzo comma dice: Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

17 thoughts on “I notabili illuminati

  1. Sotteso a questo come a tutti i post sulla scuola c’è l’invito, rivolto ai non addetti, a non disturbare i manovratori. I non addetti sono i politici (ai quali è concesso solo dare quattrini) e i cittadini/contribuenti, ai quali si rivolge il motto “ragazzino, lasciami lavorare”. L’idea che lo sfacelo della scuola sia visibile dall’esterno, suscitando la preoccupazione dei cittadini, non la sfiora. Né la sfiora l’idea che decenni di autogestione (di fatto, molto prima che di diritto) e autoimprovvisazione (“ci vogliono anni di esperienza per beccare il tono giusto e la giusta camminata, e bisogna saperli adattare da classe a classe, ma funziona”) possano essere i responsabili dei danni, né che chi paga possa avere voce in capitolo. D’altra parte, l’autogestione ha un senso solo nel caso che generi da sola gli anticorpi. Ma la Signorina respinge con sdegno l’idea del controllo sociale all’interno della scuola, declassandolo a spionaggio.

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    1. Che i politici siano non addetti ai lavori è un dato di fatto.
      Il dicastero dell’istruzione è stato gestito da prof.universitari (Berlinguer, Di Mauro) non da insegnanti provenienti dalle scuole elementari, medie e medie superiori, da politici manager (Moratti) e avvocati dal curriculum non particolarmente brillante (Gelmini); ed ora, dopo la parentesi Carrozza, siamo tornati alla confusionaria gestione Giannini (prof.ssa universitaria).

      Che le autogestioni siano l’unica causa della decadenza morale della scuola italiana è un’analisi che non funziona perché chi ha espresso questo giudizio apodittico, confonde la causa con l’effetto.
      Sulle tecniche d’insegnamento non esprimo giudizi; mi piacerebbe vedere come si troverebbe il signor Erasmo se dovesse gestire una classe di 30 ragazzi e come se la caverebbe.

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      1. Ma la Signorina* respinge con sdegno l’idea del controllo sociale all’interno della scuola, declassandolo a spionaggio.

        Cosa intende per controllo sociale? Non è un concetto chiaro.

        *[La blogger Galatea, n.d.r.]

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  2. Noi, redattor teddy, crediamo che l’incazzatura delle famiglie abbia altre genesi. Crediamo nasca dal fatto di scontrarsi quotidianamente con una classe di falliti, consapevole di esserlo, che non ha mai trovato il coraggio per rivendicare un minimo di dignità per la propria professione ma non ha esitato ad attuare il blocco degli scrutini per non rinunciare a qualche straccio di privilegio corporativo. Noi, redattor teddy, crediamo che l’incazzatura delle famiglie nasca anche dal confrontarsi con una classe di “professionisti”, ormai priva di autorevolezza, oltre che di autorità, assolutamente inadeguata, salvo rare e preziose eccezioni, all’importantissimo ruolo che dovrebbe svolgere, incapace di garantire continuità didattica, incapace di fornire ai ragazzi quei punti di riferimento che la scuola ha fornito a tante generazioni precedenti.

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    1. Noi, redattor teddy, crediamo che l’incazzatura delle famiglie abbia altre genesi. Crediamo nasca dal fatto di scontrarsi quotidianamente con una classe di falliti, consapevole di esserlo, che non ha mai trovato il coraggio per rivendicare un minimo di dignità per la propria professione ma non ha esitato ad attuare il blocco degli scrutini per non rinunciare a qualche straccio di privilegio corporativo.

      Già, le famiglie, loro non ne hanno alcuna responsabilità; soprattutto quelle che proteggono a ogni costo i figli da questi docenti frustrati, quelle che coprono i figli quando si assentano a loro insaputa, quelle che pretendono che i figli vadano bene a scuola anche se non hanno voglia e non studiano, quelle che non esitano fare ricorsi al TAR in caso di bocciatura e quelle appartenenti ai notabili locali che dicono che il marito, il cognato, il cugino sono pezzi grossi. Se le famiglie fossero meno arroganti, chissà…

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  3. La stessa idea portante del post ( insegnare è vietato ai non addetti ) è una contraddizione in termini, perché presuppone che le competenze si sviluppino “per via esperienziale”. In realtà, mancando un qualsiasi meccanismo di valutazione della performance, dobbiamo accettare che un numero indeterminato di insegnanti NON sappia fare ciò che la Signorina attribuisce burocraticamente ai soli stipendiati della scuola.

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    1. Dipende cosa s’intende per competenze; tra chi sa e chi sa insegnare c’è sempre una enorme differenza. Sapere insegnare significa saper trasmettere concetti, valori, messaggi ad un pubblico in fieri che deve vedere nell’insegnante il punto di riferimento e non sempre chi sa ha questo obiettivo perché chi pensa di sapere non trasmette un bel niente. L’esperienza è fondamentale nello sviluppo delle metodologie didattiche e questo lo acquisisci solo per mezzo della pratica e del confronto con altri docenti più pratici di te.

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    1. Solo un ignorante imbecille con la I maiuscola può dire che la scuola è un ambiente omertoso.

      Non si comporti da anonimo delatore, faccia le sue denunce mettendo la sua faccia, se ha il coraggio di farlo; si firmi con il suo vero nome e cognome invece di fare il calunniatore (le ricordo che accusare qualcuno o una istituzione di essere omertosa è un reato). Non credo che lei avrà il coraggio di farlo perché potrebbe pagare a caro prezzo le conseguenze delle sue meschinerie. Trascorra il Natale con mamma e zia, invece di scrivere stupide malignità.

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    1. Se ho bene interpretato l’articolo, l’omertà è degli studenti, non dell’istituzione e in questo caso c’è stato l’arresto di chi avrebbe commesso il reato.
      Scusi, signor Erasmo, cosa vorrebbe alludere? Vorrebbe forse dire che casi del genere sono all’ordine del giorno? Lei forse non si rende conto dell’estrema gravità delle accuse.

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  4. Sig.Train, a parte il fatto che alludere è intransitivo, io non ho mai visto l’istituzione camminare per strada. Sono i colleghi che praticavano la nobile arte di pensare ai fatti loro.

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    1. Non apro una discussione inutile sull’istituzione, mi basta solo dire che
      la scuola non è composta solo da insegnanti; il dirigente, gli insegnanti, i bidelli, la segreteria scolastica che nell’insieme rappresentano l’istituzione scolastica, erano forse presenti quando avvenivano questi episodi? Nessuno denuncerebbe qualcuno se non fosse colto sul fatto basandosi solo su congetture. Per farle capire meglio un concetto, le faccio un esempio: quando lei era mediocre studente di liceo scientifico, non le capitava di vedere qualche suo compagno copiare il compito di matematica? Scommetto che lei non avrebbe fatto mai la spia al professore, ma questo è un altro paio di maniche, non voglio farle la morale definendola studente omertoso.
      Si supponga che un suo insegnante abbia colto sul fatto un compagno di classe a copiare il compito di matematica, non avrebbe forse annullato il compito? Come farebbe invece a stabilire a posteriori se il compito è stato copiato o meno, dopo la consegna degli elaborati, se l’insegnante non se ne fosse accorto durante la vigilanza? Potrebbe verificare magari il suo sospetto interrogandolo dal posto e mettergli un cattivo voto, ma in ogni caso, scripta manent e per quanto uno possa sospettare la verità non avrà mai la certezza definitiva che sia stato commesso un reato da parte dello studente disonesto.

      Cosa voglio dire con questo: come si fa a denunciare qualcuno basandosi solo sui sospetti? E se quei sospetti fossero falsi, si rende conto delle conseguenze che potrebbero verificarsi, sig. Erasmo?

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    1. Quando non si hanno argomenti, signor Erasmo, è meglio mantenere un dignitoso silenzio. Non deve commentare per forza solo per avere l’ultima parola.

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