Il Concerto di Capodanno

Ho sempre trovato buffo ascoltare e/o vedere in televisione nei Concerti di Capodanno l’eterno rito della Marcia di Radetzky di Strauss padre con il pubblico plaudente; ma, se si esclude l’atmosfera alla Joseph Roth di fine impero, (non so se hai mai letto lo splendido romanzo che non a caso si chiama La Marcia di Radetzky) nel quale viene celebrato un mondo che non esiste più e che riappare temporaneamente come un epifenomeno il giorno di Capodanno, non mi pare di assistere a musiche particolarmente entusiasmanti. Mi è sempre sembrato di assistere ad un rito (non certo a quello della stravinskijana sagra della primavera) che perpetua se stesso. Cambiano i direttori, ma non le musiche, e, se si esclude qualche variazione, il repertorio rimane quasi del tutto immutato, come se nulla fosse cambiato per la gioia di coloro che ogni anno provano il brivido di battere le mani a tempo nella marcia conclusiva.

  • Le faccio notare, sig.(Jazz)Train, che un rito è un rito. Inutile dire che un rito “perpetua se stesso”, perché i riti sono fatti così. Pensi a quelli che vanno a messa tutte le domeniche, o magari tutti i giorni. Pensi alle celebrazioni del 2 giugno, sempre con gli stessi reparti militari nella stessa via dei Fori Imperiali. O a quelle del 1° maggio, concerto di S.Giovanni incluso. Pensi allo stanco rito degli scioperi nei trasporti pubblici, sempre di venerdì. Pensi alle lezioni dei professori di filosofia, che tutti gli anni ripetono le stesse cose sugli stessi filosofi. Anche quelle le trova buffe?

    Cosa c’entrino gli scioperi nei trasporti pubblici e le lezioni di filosofia (quelle di matematica, di letteratura, latino, greco, storia dell’arte ne sono esenti?)  è un mistero che il nostro interlocutore non ha voluto svelare.

    La cosa che ho notato è che se si tocca il Concerto di Capodanno e la Marcia di Radetzky c’è chi se la prende a male.

    Il mio concerto di Capodanno😉