Chioso anch’io.

La ragione principale per la quale la sinistra dà un contributo complessivamente negativo al dibattito politico è che, nata come antagonista al potere, rimane fisiologicamente antagonista anche quando il potere ce l’ha. L’antagonismo maturato in lunghi decenni di opposizione consisteva nel mettere i bastoni fra le ruote della società capitalistica, dicendo di no a tutto. Oggi che tutto è cambiato, l’antagonismo è diventato mettere i bastoni fra le ruote della società tout court.

Spiegazione semplicistica di chi banalizza i fatti storici. A quale sinistra si riferisca costui non è chiaro: eppure l’Italia ha avuto sino agli anni 90, prima delle degenerazioni politiche del craxismo, due partiti storici della sinistra che non esistono più da parecchi anni: il PSI e il PCI. Azzardo una congettura: il nostro si riferisce al PCI che è stato sino al 1991, il più forte Partito Comunista dell’Occidente che al suo apogeo elettorale ha avuto il 34,6% dei voti nel 1976, e che non avrebbe mai avuto alcuna possibilità di entrare al governo a causa della Guerra Fredda (ve lo immaginate cosa sarebbe accaduto in Italia negli anni 70 se ci fosse stata la vittoria dei Comunisti alle elezioni per il rinnovo della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica?). Tra l’altro chi dice queste fesserie dovrebbe sapere che negli anni 70 la segreteria di Berlinguer  tentò con la strategia del compromesso storico di rientrare in gioco per evitare l’isolamento politico. Studiare un po’ di storia non fa mai male se non si vuole banalizzare.

E un’altra cosa rimane costante:  la dipendenza dall’avversario. Per poter continuare a dire di no, la sinistra deve attendere che a destra si dica qualcosa. Poiché normalmente a destra vige l’opinione di senso comune (del tipo: gli immigrati sono troppi e commettono troppi reati) la sinistra tende a esaurire il suo apporto al dibattito nel negare le opinioni di senso comune, a patto che siano formulate a destra (tipo: non è vero che gli immigrati sono troppi e non è vero che commettono troppi reati).

Il senso comune diventa il metro di giudizio da adottare in politica; ad esempio se il senso comune è favorevole alla pena di morte ecco che, secondo questo brillante politologo da bar, bisognerebbe seguire le pulsioni (la pancia , n.d.r.) peggiori dell’elettorato. Secondo il nostro eroe, esso diventa l’unica strategia politica da attuare se si vuole essere concreti.

Siccome normalmente il senso comune ha il difetto di essere pedestre, ma il pregio di corrispondere alla realtà, la sinistra tende a dire cose stravaganti lontane dalla realtà. Poiché, infine, le cose stravaganti e lontane dalla realtà si reggono in modo malfermo, la sinistra è costretta a puntellarle con un’adeguata dose di aggressività ostruzionistica (gli immigrati sono una risorsa, non si deve infondere paura, chi lo fa è razzista). In questo modo si rimbrotta l’avversario, ma si rimane staccati dalla realtà.

Se il senso comune è pedestre, come può corrispondere alla realtà? Semmai è una concezione semplicistica della realtà che non può essere risolta con le chiacchiere da bar sport o tramite i nostri PC. Il fenomeno dell’emigrazione è un problema mondiale e prendersela con gli immigrati è semplicemente demenziale. In realtà il nostro, se si escludono i suoi problemi caratteriali (misantropia, mitomania, sociopatia, etc.), è uno xenofobo, e la xenofobia è un sentimento irrazionale perché si ha paura dello straniero proveniente dai paesi più poveri del pianeta. Per questo motivo che le propagande politiche della destra italiana e in particolare quella leghista cavalcano queste paure; lo fanno per alimentare un sentimento che dalla xenofobia potrebbe sfociare nel razzismo.

3 thoughts on “Chioso anch’io.

  1. teddy

    10 gennaio 2015 at 11:25

    Leggo solo oggi: voglio solo precisare che io non Le ho dato assolutamente via libera a togliere la vignetta.
    Poiché questo è un blog plurale, tenuto da tutta la ex redazione, ho lasciato alla Sua coscienza la scelta di censurare. E prendo atto che Lei lo ha fatto.
    Spero che questa precisazione La aiuti a comprendere meglio il senso del post e della ragione per cui avevo pubblicato la vignetta. Se l’avesse compreso subito, forse si sarebbe risparmiato il pippone qui sopra.
    D’altro canto, poiché alla mia cultura di sinistra appartiene anche il concetto di tolleranza e di rispetto per gli altri, ho già avuto modo di dichiarare, mi sembra proprio in occasione delle vignette danesi, che non apprezzo la satira che offende il sentimento religioso. Di qualunque parrocchia esso sia

    Povero teddy, conta come il due di coppe…

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  2. Capiamo benissimo che è necessario evitare reazioni irrazionali, generalizzazioni, aggressioni contro la comunità islamica in generale. Sottoscriviamo. Ma alla giusta soluzione ai problemi si arriva a partire da una corretta analisi, non mettendo la testa sotto la sabbia.

    Lo sport preferito dei giornalisti, in questi giorni, è prendere un islamico della strada e chiedergli cosa pensa. La risposta tipica è “l’Islam non c’entra niente, è una religione di pace, sono falsi islamici”. Questo serve ovviamente a “dimostrare” che la “stragrande maggioranza” degli islamici non è un problema.

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