Bruciori, grandi bruciori: invidioso, crepa

Lei s’è definito grande amatore, Lei ha impestato il web di Sue foto, Lei ha stoltamente esibito arti nelle quali non solo non eccelle, ma addirittura fa pena. Eppure nessuno Le aveva chiesto di dimostrarsi buon fotografo, ottimo cuoco, eccellente scacchista. Ancora oggi Lei non ha capito che noi si ride delle cose di cui si vanta senza alcuna ragione: come quando esibisce pietanze in mortificanti piatti di carta sporchi, su tovaglie di plastica tagliuzzata e consunta, persino in pentole e tegami buoni solo da buttare. Solo Lei si mette davanti agli specchi per fotografare se stesso mentre scatta foto a se stesso: maniera alquanto pomposa, se lo lasci dire, di farsi un selfie.

L’invidia, che brutto sentimento.

E ripeto per l’ennesima volta, frega qualcosa a lei e ad ai suoi compari di merende?

Perché non si capisce il motivo per cui rosica così tanto ed esprime tutto il suo profondo malumore.

Vi compiango per i frustrati che siete.

20 thoughts on “Bruciori, grandi bruciori: invidioso, crepa

  1. Sig. Train, noi non sappiamo il dettaglio di cui state discutendo perché non siamo andati nel blog citato. Tuttavia, come al solito, le sfuggono i punti fondamentali del problema, che prescindono dall’argomento della discussione e hanno invece a che fare con la natura dei blog. Glielo hanno già in parte spiegato qua sopra, ma non fa male un riassunto:

    1. se uno si crea un blog non soggetto a moderazione, è evidente che chiunque può commentare;

    2. se non ci sono strumenti appositi per regolare l’ingresso, è perché il blog in questione è pensato per essere pubblico, nel senso di parcheggio pubblico, mentre lei continua a ragionare come se fosse un parcheggiatore abusivo che si arroga il diritto di decidere se uno può entrare o no in un luogo non suo e a quali condizioni;

    3. semmai è il padrone di casa a decidere, a ragione o a torto, chi bannare (ma possiamo dire che ha sempre ragione, perché è in casa sua);

    4. se poi lei tira in ballo qualcuno, è veramente paradossale che lei poi gli voglia impedire il diritto di replica;

    5. il problema in fondo è che lei inizia discorsi e poi non è in grado di argomentare, e vorrebbe censurare chiunque lo fa presente perché le dà fastidio. Il problema si risolve restringendo gli argomenti di discussione a quelli che lei domina. Ovviamente, questo presume che lei sia in grado di capire quali sono.

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    1. Parsifal, si sente chiamato in causa? Nessuno l’ha cercata.

      Sono stato chiamato in causa in altro blog da un vostro componente di cui non ho fatto volontariamente il nome e che considero un idiota (è importante sapere chi sia? Un idiota non ha nome).

      Poiché non è la prima volta che agite così, gradirei, se commento per i fatti miei in altri blog, che chi gentilmente mi ospita non venga a causa mia molestato/a da qualcuno di voi o coinvolto/a in polemiche che non lo/a riguardano/a. E’ forse una richiesta campata in aria?

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      1. Se è lei, sig.Train, la causa della molestia, come onestamente ammette, può risolvere la questione così: smettendo di molestare.

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      2. Signor Erasmo, le ricordo cosa diceva di lei il famoso blogger Malvino quando la chiamava ironicamente Desiderius.

        Desiderius* è uno dei più attivi tra i compari di merenda di un troll-blog collettivo, un gruppetto di anonimi, coatti alla molestia, che, uno per uno, devono essere fatti della stessa pasta, e che probabilmente stanno nello stesso status, chi una madre da portare a messa la domenica, chi una moglie obesa e acida da portare all’ultimo film di Boldi. “Ovvio”, in quest’ultimo caso, che il film non se lo godano, staranno lì a fare “rilievi di tipo psico-sociologico” sugli spettatori della fila avanti, trovandocisi.
        Be’, questo è il rilievo psico-sociologico di Desiderius a messa: “Non so se faccia testo la chiesa dove vado, ma sono molti di più di quello che pensavo”. Chissà quanti staranno lì per far compagnia a mammina. Ce ne sarà sicuramente qualcuno che, studiato, studia Desiderius.

        * Desiderius alias Erasmo, ai tempi in cui aveva un blog copia conforme del mio in altra piattaforma.

        Erasmo= coatto alla molestia…. Così la definiva Malvino o l’ha dimenticato?

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      3. Il sig.Train tiene un archivio di scritti a noi avversi, da usare come extrema ratio. Un problema è che non li sa scegliere. Un altro problema è che non li sa usare, come uno che brandisce la pistola, ma rivolge la canna all’indietro. Questo è il caso, se si considera la nota asteriscata.

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      4. E poi, sig. Train, perché tirare in ballo le miserie di Malvone? Che c’entra in questa discussione, poveraccio? Non è proprio lei che ha aperto i commenti contestando le chiamate in causa inopportune?

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      5. Miserie? Buona questa, è un capolavoro di Malvino.

        Coatti alla molestia, troll-blog, gruppo di anonimi composti da compari di merende, cosa doveva dirvi di più?

        Pensi alle sue miserie, caro Parsifal, almeno Malvino quando scrive mette nome, cognome e faccia, mentre lei, come i suoi compari di merende, non ha il coraggio di farlo perché è un vigliacco.

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      6. Storie di prostitute e verginità rifatte. Chissà quante se ne raccontavano al Circolo ARCI di Aciriposto, con il giovane Train che se le beveva tutte.

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      7. Vogliamo ricordare un altro pezzo di storia scritto dal dott. Malvone:

        “Ohilà, merdacce, m’hanno detto che è morto uno della vostra brigata. Ovviamente mi dispiace tanto: a troll che muore, cordoglio d’oro.”

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      8. Scusi Parsifal, non posso fare a meno di pensare a lei e ai suoi degnissimi compari di merende quando hanno girato questo film. Non è nel mio stile strumentalizzare i defunti, come fa lei, signor Parsifal.

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      9. Il mio nome e cognome è pubblico, signor Parsifal, mentre il suo no. Preferisce adottare l’anonimato perché è un vigliacco come i suoi degnissimi compari di merende.

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      10. Il sig.Train è un grande fabbricante di regole (gli insulti, l’anonimato, il diritto di intervenire nei blog, persino il diritto al nome per gli idioti): regole che valgono solo per gli altri.

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      11. Non le ho attribuito un bel niente, signor Erasmo, è lei che si è sentito chiamato in causa come membro collettivo del suo troll-blog.

        Le do un consiglio, signor Erasmo, invece di prendere per terra le corna e mettersele in testa (traduzione di un modo di dire siculo), lasci che sia l’interessato a rispondere. Non s’immoli inutilmente per le bestialità dei suoi compari di merende.

        Addendum: modi di dire: non ti pigghiari i conna di’nterra e mittitilli supra a testa

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      12. Lei può raccogliere e mettersi in testa tutte le corna che vuole, sig.Train. Nessuno penserà mai che sono sue, per mancanza di prerequisito.

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