Addio, Ornette

E’ morto all’età di 85 anni, Ornette Coleman. Sassofonista, trombettista, violinista, compositore, fondatore alla fine degli anni 50 del movimento battezzato dalla critica  “Free Jazz”.

Eppure Ornette, che ha sempre cercato di tenersi sempre distante dalle etichette, si è sempre definito inventore della “armolodia” un sistema musicale nel quale si fondono l’armonia e la melodia, non un musicista confusionario che suonava in libertà, ma un musicista che si è sempre ispirato alla tradizione rurale della musica afroamericana (la blue form).

Nulla di così rivoluzionario, a quanto sembra. Ma era destino che un musicista come Ornette Coleman, che ha sempre suscitato forti reazioni (violente stroncature, ed elogi incondizionati per il suo genio musicale), venisse etichettato con categorie che non si adattavano al suo carattere e al suo modo d’interpretare da geniale autodidatta la sua musica.

Questo è stato il tragico equivoco che ha caratterizzato l’opera musicale di Ornette Coleman; infatti,  certi suoi atteggiamenti, che in realtà erano innocui, sono stati interpretati male dai contemporanei colpiti dal modo originale di suonare Ornette e dei suoi compagni: i suoi sassofoni contralto color plastica, i suoi gruppi piano less (il mitico quartetto con il suo fedele amico Don Cherry alla pocket trumper e con Charlie Haden e Billy Higgins, talvolta sostituito quest’ultimo da Ed Blackwell), i suoi temi che non rispettavano la forma canzone in 32 battute venivano interpretati come atti rivoluzionari: Ornette Coleman e i suoi compagni del gruppo venivano definiti contestatori del sistema e delle regole musicali che Ornette rompeva volontariamente con estrema naturalezza; in realtà Ornette voleva solo dimostrare che questa era la sua musica. ” This is our music!”, come recita il titolo di un famoso album prodotto dalla Atlantic e che la bellezza è una cosa rara.

Beauty is a rare thing.

Ricordiamolo anche con il controverso album per doppio quartetto che quando uscì più di cinquanta anni fa suscitò un vespaio

Ornette Coleman double quartet

Ornette Coleman: sax contralto;

Don Cherry: pocket trumpet;

Eric Dolphy: clarinetto basso;

Freddie Hubbard: tromba;

Scott La Faro & Carlie Haden: contrabbasso;

Ed Blackwell & Billy Higgins: batteria

Uno degli ultimi grandi del jazz ci ha lasciato per sempre.

JT

8 thoughts on “Addio, Ornette

  1. Abbiamo chiesto al sig.Train di scrivere l’elogio funebre del sig.Ornette. Ecco il risultato, ve al di là delle nostre più marroni aspettative, e anche al di là della sintassi.

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    1. Perché mente in maniera così spudorata, signor Erasmo?
      Qual è la causa dell’irrefrenabile impulso che la spinge a dire falsità così evidenti come questa?

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    1. Lo pensava lei o lo pensano i suoi compari di merende che le hanno suggerito la battuta?

      Non credo che lei sia un fine conoscitore della musica di Ornette Coleman o del jazz in generale; le avranno spiegato sicuramente al catechismo che il blues è la musica del diavolo.

      P.S. Non vi vergognate di fare dello sciacallaggio anche in occasioni del genere?

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      1. Sig. Train, non siamo mai andati a lezioni di catechismo come le intende lei, non ci hanno mai insegnato che il jazz è la musica del diavolo, la maggior parte di dischi che abbiamo probabilmente è di jazz (anche se c’è una distribuzione di generi piuttosto uniforme).

        Ma tutto ciò non è rilevante: infatti non abbiamo espresso nessun giudizio sulla musica di Coleman in questo post. Abbiamo espresso un giudizio sul suo commento. E proprio perché nessuno sta parlando di Coleman, non c’è nessuno sciacallaggio. Stiamo parlando di lei e lei è fortunatamente vivo e vegeto.

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      2. Ci mancava pure questa: che lei esprimesse un giudizio su Ornette Coleman! Persino il signor Erasmo che tra tutti voi è sicuramente il più competente in fatto di musica, si guarda bene dall’esprimere un giudizio su autori che non conosce e che non ascolta.

        Tra l’altro, poiché sa bene che ho una discreta competenza, anche se non lo ammetterebbe mai, evita attentamente di esprimere giudizi su quello che scrivo in fatto di musica jazz. Prenda esempio da lui, invece di fare l’arrogante.

        La maggior parte dei dischi che ha? Ne elenchi qualcuno della sua discografia.

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  2. Sig. Train, come al solito lei non capisce un cazzo. Prima abbiamo scritto che non avevamo espresso nessun giudizio sulla musica di Coleman, perché semplicemente non l’avevamo espresso e il soggetto della discussione era lei. Ma non abbiamo scritto che non abbiamo in mente un giudizio. Visto che ce lo chiede, le diciamo tranquillamente che il jazz del sig. Coleman spesso ci fa cagare (non sempre: dipende molto da chi suonava con lui).

    Ovviamente lei può pensarla diversamente, non ci viene minimamente in testa di discutere chi ha ragione, ammesso che abbia senso farlo, perché ognuno rimarrà con le sue idee. Ma ci dica cosa pensa: perché le piaceva il sig. Coleman? Perché francamente nessuno l’ha capito. Per i sax di plastica? Perché era rivoluzionario, ma in realtà non lo era? Ci faccia sapere, con parole sue, non copiate.

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    1. Che linguaggio raffinato, chi sono stati i suoi maestri, i compagnucci della parrocchietta oppure è stato proprio il parroco a dare l’imprinting?*

      Non faccia l’ipocrita, io stavo scrivendo di Ornette Coleman e dei primi anni della sua carriera ed ho citato il titolo di un album (This is our Music) il giudizio che lei ha espresso su di me non c’entra un tubo (non uso i suoi raffinati francesismi, non ho frequentato la parrocchia in gioventù), il commento a me sestinato è stata una sua ennesima stupida cattiveria; considerato il contesto nella quale è apparsa, se la poteva benissimo risparmiare.

      Nessuno le ha richiesto il suo parere musicale su Ornette Coleman; non sono interessato a sapere quanti stimoli intestinali le procura, perché il suo giudizio musicale conta meno di zero; le avevo chiesto notizie sulla sua discografia.

      * Scommetto che faceva il chierichetto.

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