Lo stupore di Erasmo (ci fa oppure c’è?)

Roger Abravanel è un consulente finanziario di origine ebraica, nato in Libia e naturalizzato italiano dopo la cacciata degli ebrei da quel paese. Non mi sta simpatico per vari motivi che qui non hanno cittadinanza. Tuttavia, i suoi articoli sul Corriere, sempre sul tema della meritocrazia (ci ha scritto anche un libro) sono molto chiari e interessanti. Spinto in parte dalla sua fede juventina, ha provato a usare la metafora del calcio per esprimere un concetto molto semplice: quando c’è competizione, vincono i più bravi, non i raccomandati.
I commenti sul Corriere online fanno letteralmente cadere le braccia. I lettori semplicemente non capiscono, e, in generale, la prendono come un’occasione di sfottò fra tifosi di squadre contrapposte. Ma, soprattutto, sono refrattari al concetto di merito. Ecco un esempio, e fra i meno beceri.

Erasmo

Così, parlò Erasmo!

Si stupisce che la maggioranza dei beoti italioti utilizzino la metafora calcistica per fare gli sfottò tra tifosi.

Di cosa si stupisce signor Erasmo, non lo sa che in Italia la calciofilia determina questi fenomeni deleteri? Eppure dovrebbe sapere anche lei che l’italiano medio parla di calcio sette giorni su sette e che ama sfottere il tifoso della squadra avversaria. Posso capire se ci fossimo trovati negli USA o in qualche altro paese, ma in Italia? Non c’è droga più potente del calcio.

Tra l’altro da quale pulpito viene la predica, signor Erasmo… Tra lei e i beoti italioti malati di calcio non esiste alcuna differenza.