Da Gomorra a Kasparov

Ringrazio 8 per avermi suggerito di leggere questo link

Leggendo l’articolo dell’onnipresente Saviano (lo vedremo in futuro ospite in trasmissioni televisive dedicate all’arte culinaria insieme al suo inseparabile amico Fabio Fazio?) ho avuto l’impressione che vi sia da parte sua un certo autocompiacimento nell’esprimere concetti sostanzialmente banali su uno dei giochi da tavolo più complessi del mondo.

L’articolo inizia con le sue considerazioni personali sul gioco,  ci racconta del suo istruttore di scacchi  che lo ha iniziato e su altre amenità prive d’importanza.

Saviano narra al lettore del suo incontro personale e scacchistico con l’ex  Campione del Mondo Kasparov , ne  è ammaliato dal suo carisma e lo incensa definendolo il più grande scacchista di tutti i tempi nonché abile “politico” oppositore di Vladimir Putin.

Che Kasparov sia stato un grandissimo giocatore è indiscutibile, ma il mondo scacchistico è cambiato dai tempi in cui sfidava il suo formidabile avversario Anatoly Karpov, Kasparov non è più da tempo il Re degli scacchi e Saviano sembra non accorgersene essendo ammaliato dal mito del grande campione.

Sembra che Saviano non conosca chi sia l’attuale campione del mondo (Magnus Carlsen) e non sa che in questi giorni si sta disputando il torneo dei Candidati per designare lo sfidante al titolo mondiale.

Questo per lo scrittore campano è poca cosa;  è felice come un bambino perché Kasparov sta giocando una partita contro di lui:”Incontrare Garry Kasparov, quindi, è stata per me una sorta di epifania. Kasparov è un giocatore geometrico, ma allo stesso tempo, e a differenza di molti altri, non inizia una partita con una tattica prefissata. Per farsi un’idea della complessità di questo gioco basti pensare che le mosse possibili in una partita si indicano con un 1 seguito da 120 zeri. È in questo infinito che si misura la potenza di uno scacchista. Kasparov è un giocatore duttile, sa essere solido nello schieramento del suo esercito riuscendo a ottenere attacchi fulminei e letali.”

Sul concetto di tattica prefissata ci sarebbe parecchio da discutere, probabilmente Saviano intendeva dire strategia prefissata, perché ancora oggi non è del tutto chiara la differenza tra tattica e strategia. C’è chi sostiene che gli scacchi siano un gioco strategico e che la tattica sia un mezzo per conseguire obiettivi strategici, altri sostengono che la strategia sia solo tattica camuffata;  altri ancora sostengono che Kasparov sia stato, insieme ad Alekhine il più grande giocatore tattico di tutti i tempi, e c’è chi dice che senza una solida base strategica Kasparov non sarebbe diventato Campione del Mondo.

Senza rendersene conto, Saviano si è infilato in un ginepraio, avendo banalizzato uno dei concetti più complessi del nobil giuoco.

Altrettanto superficiale è l’analisi che fa di uno dei match più famosi della storia degli scacchi disputato nella prima metà del XX secolo: il match tra lo sfidante Alekhine  e il detentore del titolo Capablanca: “La psicologia ha un ruolo fondamentale negli scacchi. Capablanca, ad esempio, perse contro Alekhine nel 1927 sebbene fosse molto più forte di lui: era talmente sicuro di vincere che quando perse la partita nella fase iniziale si lasciò tormentare dagli errori commessi al punto da non riuscire più a essere sufficientemente lucido negli incontri successivi.”

La storia di quel match è abbastanza complessa,  (la psicologia scacchistica  è  una caratteristica dello stile di Lasker che non quello di Alekhine)  Alekhine riuscì a dominare Capablanca perché aveva studiato attentamente le partite del campione cubano, aveva capito che per battere il suo avversario doveva impostare il match come se fosse una lotta  all’ultimo sangue; Capablanca, invece,  si fidava solo del suo immenso talento che gli permetteva di capire immediatamente lo spirito della posizione. Pensava che “semplificando il gioco” avrebbe prevalso, grazie alla sua raffinata tecnica nel finale di partita. E’ vero che Capablanca perse la prima partita giocando male con il bianco, ma in quelle successive, prima pareggiò il conto con il suo tenacissimo rivale e poi passò in vantaggio.

Fu la tenacia di Alekhine, per non parlare delle sue straordinarie doti di lottatore che gli impedirono di soccombere nei momenti più difficili del match; infatti,  quando il gioco di Capablanca si fece meno preciso , ci fu la svolta decisiva del match: Alekhine  si galvanizzò, riuscì a rimontare per poi passare in vantaggio dominando nettamente la seconda parte dell’incontro con il punteggio di +6-3=25  che lo laureò Campione del Mondo sino al 1935 (nel 1937 riprese il titolo contro Max Euwe che lo aveva sorprendentemente sconfitto) mentre  Capablanca attese invano la rivincita del match, ma questa è un’altra storia. Per la cronaca in una occasione clamorosa , nella 27 partita del match il campione cubano non riuscì a vincere una partita nella quale aveva nettamente dominato lo sfidante

Non aggiungo altro: non sono particolarmente interessato alle considerazioni filomerkeliane di Kasparov  né al suo ruolo politico di oppositore di Putin; mi limito a dire che Saviano potrebbe scrivere articoli più interessanti e meno banali di questo, se evitasse di fare il tuttologo in tutti i campi dello scibile.