L’ultimo discorso di Giovanni Giolitti

 

 

untitled Giolitti

Il 16 marzo 1928, davanti ad una Camera dei deputati monca (la maggior parte dei deputati di opposizione, che avevano aderito all’Aventino delle coscienze in memoria di Giacomo Matteotti nel 1924 e che avevano indicato in Giovanni Amendola il leader dell’opposizione costituzionale, erano decaduti illegalmente dalla Camera il 6 novembre 1925 per volontà del governo fascista; la conseguenza fu quella di costringere deputati appartenenti a vari gruppi politici ad andare via dall’Italia come Filippo Turati, o ad andare in carcere come avvenne per uno dei fondatori del PCD’I Antonio Gramsci, oppure di subire la violenza delle squadre fascista  come avvenne allo stesso Giovanni Amendola che perse la vita a causa di una durissima aggressione avvenuta a Montecatini perché le ferite da lui subite non si rimarginarono mai più. Morì un anno dopo a Cannes, causa conseguenze delle violente botte),  si discute della legge elettorale per l’elezione della nuova Camera dei Deputati del 1929 con la proposta di un Collegio Unico nazionale gestito dal PNF   quale si sarebbe presentata un’unica lista elettorale gestita di fatto dal Gran Consiglio del Fascismo, organo politico costituzionalizzato dal Sovrano proprio quell’anno.

Le opposizioni perdevano qualsiasi diritto, grazie a questa legge, Mussolini, senza colpo ferire,  instaurò la dittatura.

Unico ad opporsi politicamente allo scempio istituzionale fu il vecchio Giolitti, l’ultimo rappresentante dell’Italia liberale, che in quell’occasione fece il discorso di commiato (sarebbe morto nel luglio di quello stesso anno). Giolitti,  pur avendo avuto un ruolo non indifferente nell’aver legittimato il fascismo, si era illuso di poterlo dominare grazie alla sua abilità nelle manovre parlamentari utilizzandolo tatticamente sia contro i Popolari di Sturzo e sia contro i Socialisti; i fatti, come sappiamo, non andarono nella direzione voluta dallo stesso Giolitti perché i fascisti non si fecero imbrigliare dal giogo giolittiano.

Leggiamo l’intervento del “mestator di Dronero” come era solito chiamarlo il poeta vate Gabriele D’Annunzio:

Ha chiesto di parlare per una dichiarazione di voto l’onorevole Giolitti. Ne ha facoltà. (Il Presidente della Camera era il deputato Antonio Casertano)

GIOLITTI. Con la presentazione del disegno di legge in discussione il Governo ha riconosciuto che un grande paese civile, come l’Italia, deve avere tra gli organi costituzionali dello Stato una rappresentanza nazionale. Però il metodo proposto per la formazione della nuova Camera mi sembra che non possa costituire tale rappresentanza. Affinchè  un’Assemblea possa essere la rappresentante della nazione, occorre che i suoi componenti siano scelti con piena libertà dagli elettori nei collegi elettorali, come prescrive l’articolo 39 dello Statuto.

{Interruzioni — Commenti).

Ogni facoltà di scelta è invece qui esclusa dal fatto che, per legge, una sola lista possa essere proposta agli elettori. Questa legge, che affidando la scelta dei deputati al Gran Consiglio fascista esclude dalla Camera qualsiasi opposizione di carattere politico, segna il decisivo distacco’ del regime fascista dal regime retto dallo Statuto. Perciò, anche a nome di alcuni colleghi,dichiaro di non essere nella possibilità di dare voto favorevole al disegno di legge.

Atti Parlamentari, Legislatura XXVIII , Sessione 16 Marzo 1928, pag.8680