Può una canzone

Durare più di 17 minuti?

Si, se questa degli Iron Butterfly si chiama In-a Gadda-da-Vida

(Nel giardino dell’Eden)…

In a gadda da vida, baby
(In the Garden of Eden)
In a gadda da vida, honey
Don’t you know that I’m lovin’ you

Oh, won’t you come with me
And take my hand
Oh, won’t you come with me
And walk this land
Please take my hand

In a gadda da vida, honey
Don’t you know that I’m lovin’ you
In a gadda da vida, baby
Don’t you know that I’ll always be true

Oh, won’t you come with me
And take my hand
Oh, won’t you come with me
And walk this land
Please take my hand

In a gadda da vida, honey
Don’t you know that I’m lovin’ you
In a gadda da vida, baby
Don’t you know that I’ll always be true

Oh, won’t you come with me
And take my hand
Oh, won’t you come with me
And walk this land
Please take my hand

In a gadda da vida, baby
(In the Garden of Eden)
In a gadda da vida, honey
Don’t you know that I’m lovin’ you

Oh, won’t you come with me
And take my hand
Oh, won’t you come with me
And walk this land
Please take my hand

 

 

21 thoughts on “Può una canzone

  1. Oddio, ne andava matto mio fratello per questa canzone. Non aveva manco vent’anni. Io, più banalmente, mi chiedevo che diavolo significasse il titolo. Ancora non l’ho capito.

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  2. Le canzoni da lei testé postate sono apparse cronologicamente nove anni dopo rispetto a quella pionieristica di In A Gadda da Vida che è stata pubblicata nel 1968; non parliamo dello stile: completamente diverso tra i brani in questione… Basti ascoltare le sequenze di canto, i solo di chitarra elettrica, batteria (un solo certo non paragonabile a quelli sofisticati dei grandi batteristi jazz; per me quello che ho ascoltato è estremamente banale e il batterista mi è sembrato modesto), organo elettrico (non era certo l’Hammond di Jimmy Smith, il sound non lo ricordava affatto), basso elettrico (che diventerà poi la sigla di un programma radiofonico di Radiorai degli anni 70 il cui titolo era: Supersonic, dischi a Mach 2) e chiusura finale del tema del brano. I brani di Donna Summer e di Diana Ross sono più semplici dal punto di vista strutturale e naturalmente più orecchiabili perché non sono rivolti ad un pubblico di hippie… Tra l’altro sono brani che si adattano perfettamente alle discoteche, mentre quello degli Iron Butterfly si adatta alla dimensione del concerto dal vivo.

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    1. Ovviamente, il paragone era improponibile, trattandosi di brani stilisticamente diversi: fin lì ci ero arrivata anche io; mi sono basata esclusivamente sulla lunghezza dei brani.

      Grazie per la delucidazione in merito al titolo: che ci entrasse il giardino lo avevo ipotizzato, ma con poca convinzione. Mai avrei pensato all’Eden, per altro, con quella musica cupa; all’epoca, le mie conoscenze dell’inglese erano davvero scarse e basandomi sul suono avrei giurato che quella canzone parlasse di cimiteri. Per quanto ne sapevo, poteva parlare dei cipressi del cimitero, insomma. Ora scopro che parla addirittura d’amore! Forse tra zombies, così mi torna. Come colonna sonora ad un incontro amoroso la definirei tristissima.

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      1. Rock psichedelico, movimento dei figli dei fiori, amore…. Si, a volte sembra un po’ cupa… Ma dovrebbe rappresentare gli effetti “acidi” del LSD, droga che era di moda in quel periodo…

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  3. Beh, canzone, oddìo: più che altro un pretesto per un lungo assolo di batteria, com’era di moda a quei tempi: pensi a Moby Dick degli Zeppelin…

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    1. Il solo di Moby Dick è costruito su un pattern in 3/4 di Max Roach: The Drum Also The Waltz come dimostra questo video. Bonham, che aveva una tecnica migliore del batterista degli Iron Butterfly, sicuramente conosceva e aveva studiato i grandi batteristi jazz (Art Blakey e Max Roach su tutti).

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      1. Eh, sì, bei tempi… LZ II è stato il mio primo LP (in realtà era di mia sorella, che era più grande di un anno e con maggiore disponibilità di soldi…). Ma di quegli anni mi vengono in mente diversi assoli di batteria, da Soul Sacrifice di Santana a Toad di Ginger Baker ( ad occhio i Cream le dovrebbero piacere più degli Zeppelin).
        Se invece si parla di pezzi di lunghezza esasperante, il record nella mia personale discografia è su Eat a peach degli Allmann Brothers: due facciate intere di un doppio LP! (gli AB non erano nuovi a pezzi molto lunghi, ma questo li batteva tutti). Che poi, i Led Zeppelin e gli Allmann hanno un’altra cosa in comune: un incidente motociclistico ha ucciso sia Bonzo Bonham che Allman (Greg o Duane? No recuerdo).

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        1. Non ho seguito gli Allman Brothers, purtroppo non saprei dire…
          Si, i Cream mi piacciono di più dei Led Zeppelin, probabilmente sono più attratto dalla tecnica chitarristica di Slow Hand Clapton che omaggiava il blues di B.B.King che quella hard blues di Jimmy Page e dei primi Led Zeppelin.

          Toad: conosco il brano e conosco il solo; credo che sia più riuscita la versione in studio (la trovo più equilibrata rispetto a quella live pubblicata in occasione degli ultimi concerti del trio) mentre nella versione dal vivo, a mio parere, Ginger Baker sembra la brutta copia di Buddy Rich. Il suo solo non funziona del tutto perché non lo sviluppa in maniera coerente e in certi momenti Baker è veramente noioso all’ascolto.

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                1. Sapevo chi era Steve Ray, ma non conoscevo il fratello Jimmie. Gli unici fratelli che conoscevo erano i fratelli Winter….. Vedo anche tra i partecipanti Ron Wood chitarrista dei Rolling Stones..

                  E chi suona la slide guitar?

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  4. Non lo so, ma dovrebbe essere nei commenti. Io ho riconosciuto, oltre a Ronnie Wood, Johnny Winter (facile, poteva essere solo lui o il suo gemello Edgar. Non ci sono molti albini in giro), Steve Winwood, Buddy Guy, Jeff Beck, Sheryl Crow. Credevo di avere riconosciuto anche Brian Adams, ma non è nei crediti quindi mi sa che mi sono sbagliato. Ma vorrei sapere chi è lo sdentato in prima fila: sicuramente una vecchia leggenda del blues, ma non ho idea. Nel 2010 erano già quasi tutti morti.

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